Dall’unione di due eccellenze italiane nasce HBO OPERA

Tutto è nato da un crescendo di idee: creare corrispondenze tra i vini e le Opere, esplorare la cultura del vino nell’Opera e nei suoi luoghi, riflettere sui legami tra il compositore e i vini da lui amati, analizzare i vini più diffusi al tempo del compositore e dell’Opera, …e poi creare percorsi sui legami tra vino e musica, suscitare emozioni attraverso la musica e il vino (perché “ogni vino ha la sua musica”), sino a pensare di “fare cultura attraverso il vino”…

HBO Opera Wine nasce per toccare l’anima delle persone. Il vino attraverso la musica, l’Opera attraverso il vino… Opera in bottiglia.

Un vino per essere un’Opera d’arte deve esprimersi attraverso i cinque sensi. Il Tatto, scoprirete sfiorando le etichette in basso rilievo fatte a mano, ogni vino ha la sua, unica, come unica è la bottiglia, unica, come si addice ad una Prima Donna.  L’Udito, con quell’inconfondibile musica che scaturisce dal vino mentre è versato in un bicchiere, lo sentite?  Il richiamo del canto. La Vista, il colore rosso ammaliante, i riflessi di luce che ipnotizzano e si specchiano sulle etichette metalliche. L’Olfatto, stappata la bottiglia, versato il vino, chiudete gli occhi e lasciatevi avvolgere dai sentori raffinati, dall’eleganza, dalla sensualità. Il Gusto…eccoli, l’arte, l’innamoramento…l’Opera è qui.

Il buon vino è ogni volta una sinfonia di quattro movimenti, eseguita al ritmo delle stagioni. Il sole, il terreno, il clima e i vitigni modulano l’opera, mentre il vignaiolo, come solista, imprime la sua cadenza

I Nostri Vini

I nostri vini nascono in territori diversi e da uvaggi diversi, tutti coltivati con la stessa passione, profonda cura e rispetto per l’ambiente.
La forte sinergia che abbiamo creato con le nostre cantine ci ha permesso di selezionare le seguenti 6 eccellenze:

  • l’AMARONE – La Traviata (Azienda Agricola Begali)
  • il BAROLO – L’Elisir d’Amore (Sobrero vini)
  • il BRUNELLO DI MONTALCINO – Il Rigoletto (Fattoria la Lecciaia)
  • il CHIANTI CLASSICO – La Bohème (Fèlsina)
  • il MARZEMINO – Don Giovanni (Cantina Roeno)
  • il ROSSO CONERO – Il Barbiere di Siviglia (Tenimenti Spinsanti)

Il nostro lavoro per voi e il nostro impegno sono senza compromessi. La nostra convinzione è che il vino nasca dalla terra, secondo il ritmo delle quattro stagioni. L’uva di tutta la produzione viene raccolta manualmente, selezionata scrupolosamente in vigneto, seguendo i tempi della natura e assecondando l’identità di ogni vigneto. Questo permette di ottenere vini emblematici, nobili, contraddistinti da finezza ed espressività. La nostra opera è unica, unica la nostra arte, unici i nostri vini.

La produzione è il risultato di un’armoniosa fusione tra tradizione, innovazione e continua ricerca dell’eccellenza.

Packaging

Il Packaging dei nostri vini è stato realizzato con resistenti scatole di cartone caratterizzate da un design elegante e raffinato. Le bottiglie, ognuna da 75 Cl, presentano etichette diverse e personalizzate nella forma e nei materiali.

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Bottiglia da 75 cl. Etichetta in Rame.

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Bottiglia da 75 cl. Etichetta in Alluminio.

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Bottiglia da 75 cl. Etichetta in Ottone.

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Bottiglia da 75 cl. Etichetta in Rame.

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Bottiglia da 75 cl. Etichetta in Alluminio.

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Bottiglia da 75 cl. Etichetta in Ottone.

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Storia del Brunello

Il re del Sangiovese nasce a Montalcino, dove si è sempre chiamato Brunello, da cui il nome Brunello di Montalcino. Qui, in una zona fin dall’antichità famosa per la dolcezza del Moscadello di Montalcino, si producono vini di grande pregio che sono diventati simboli dell’enologia italiana, vere e proprie opere d’arte in bottiglia che possono fregiarsi del marchio DOCG. Vini densi di estratto e con un tannino imponente, ma che i cinque anni di affinamento, sei per il Brunello Riserva, riescono a domare e a trasformare in uno dei vini più raffinati che ci siano al mondo. Le vigne intorno al borgo di Montalcino hanno sempre prodotto vino rosso, tuttavia è solo nel 1800, con l’intuizione di Clemente Santi, farmacista di Montalcino con il pallino per la viticoltura, che nacque il Brunello. Fu il primo a credere e a vinificare il Sangiovese Grosso in purezza. Sapeva che il suolo di Montalcino era particolare e altamente vocato, ideale per produrre vini di struttura e dotati di grande eleganza, che avrebbero potuto sfidare decenni di invecchiamento. Nel 1865 il mondo si accorse dei suoi capolavori e fu creata la denominazione Brunello di Montalcino per proteggere e disciplinare la produzione. Il Brunello è un vino per chi sa aspettare: servono anni perché tutto il suo potenziale possa svilupparsi: i tannini e l’acidità devono rifinirsi, arrotondarsi, mescolarsi per creare un intreccio magico di sentori che diventano sempre più eterei. Negli ultimi anni molti produttori si sono cimentati con Brunelli nel complesso meno tannici e più pronti per il mercato, a scapito del potenziale di invecchiamento e della complessità.

Storia del Barolo

 

Fino al XIX secolo dal vitigno nebbiolo si ricavavano solo vini dolci e poco longevi. Questa limitazione ostacolava lo sviluppo dell’enologia piemontese, che non riusciva a reggere il confronto con quella della vicina Francia. Ironia della sorte, furono proprio dei francesi a risolvere la situazione: Juliette Colbert, nobildonna della Vandea, moglie del marchese Carlo Tancredi Falletti, l’ultimo discendente di una fra le più ricche e potenti casate piemontesi, volle chiamare proprio da oltralpe il famoso enologo Louis Oudart, per creare presso le sue tenute agricole nel villaggio di Barolo un vino paragonabile a quelli di Bordeaux e della Borgogna. Oudart intuì subito le enormi potenzialità del nebbiolo e seppe risolvere i problemi collegati ai suoi pessimi metodi di coltivazione e vinificazione. I risultati non tardarono a farsi attendere e nel giro di pochi anni Oudart fu convocato nelle tenute langarole degli uomini più influenti della corte sabauda, dallo statista Camillo Benso, Conte di Cavour, presso il suo castello di Grinzane, agli stessi sovrani: prima Carlo Alberto presso il castello di Verduno e poi suo figlio Vittorio Emanuele II, primo Re d’Italia, nella sua tenuta di caccia di Fontanafredda. Questo entusiasmo da parte dell’aristocrazia per il nuovo vino, chiamato appunto Barolo, fece nascere il famoso detto “Il Barolo è il re dei vini e il vino dei re”.

Storia del Chianti

 

Il Chianti Classico è un vero e proprio vino di territorio. Da nessun altra parte al mondo potrebbe nascere con le caratteristiche che lo distinguono nei mercati di tutto il mondo, proprio perché il suo vitigno principale, il Sangiovese, nel Chianti trova la sua naturale consacrazione. Vitigno a bacca rossa originario dell’Italia centrale, il Sangiovese dà vita a vini dal colore rosso rubino che con l’invecchiamento tende al granato, dal profumo di spezie e piccoli frutti di bosco, dalla buona struttura, eleganti, rotondi, vellutati.

Per poter acquisire la denominazione di Chianti Classico, quindi, non è sufficiente che il vino sia prodotto nella regione del Chianti. Deve anche rispettare una serie di regole previste dal disciplinare di produzione, prima fra tutte proprio la particolare base ampelografia, che prevede la presenza del Sangiovese in una percentuale che va da un minimo di 80 alla realizzazione “in purezza”. Oltre al Sangiovese possono essere presenti fino a un massimo del 20% altre uve a bacca rossa autorizzate e/o raccomandate, autoctone come il Canaiolo e il Colorino o internazionali (Cabernet Sauvignon, Merlot etc.).

Storia dell'Amarone

 

 

La vinificazione delle uve all’epoca non dava il grado alcolico necessario per soddisfare le esigenze dei Romani che avevano bisogno che il vino si mantenesse durante i lunghi viaggi attraverso l’Impero. Presso i nostri antenati era già in uso appassire le uve sulla pianta per ottenere maggior grado zuccherino e avere un vino più alcolico e vellutato. Se l’appassimento delle uve, però, era già in uso nelle colonie del sud dove era facile lasciare le uve in pianta o direttamente sotto il sole, in Valpolicella le cose erano un po’ diverse: il clima particolarmente umido e fresco del Veronese non lo permetteva.

Da lì a poco la soluzione di fare avvizzire le uve in appositi solai. Il risultato era un vino dalla parentela molto stretta con quello che oggi chiamiamo “Recioto”, vino dolce cui la fermentazione è fermata prima che gli zuccheri naturali del mosto si esauriscano completamente e lo rendano un vino secco. E così, leggenda vuole, che l’Amarone nasca da una dimenticanza di una botte di “Recioto” lasciata al suo destino e dove una volta terminata la fermentazione, il cantiniere trovò un vino secco ma incredibilmente morbido e profumato. La Corvina, la Rondinella e la Molinara sono le varietà d’uva protagoniste nell’uvaggio che dà origine all’Amarone. Nella vendemmia le uve sono selezionate accuratamente, grappoli perfettamente sani e con le bucce intatte. La raccolta avviene con un leggero anticipo rispetto ai tempi tradizionali della vendemmia, per ottenere un’acidità leggermente più elevata necessaria all’armonia finale del vino Amarone.

 

Storia del Marzemino

 

Con una storia secolare, l’uva Marzemino proviene da un vitigno a bacca nera attualmente coltivato in Trentino, in Veneto, in Friuli
Per quanto le sue origini precise siano tuttora incerte, le prime tracce di questo vitigno in territorio veneto sembrano risalire alla metà del Cinquecento. Il prestigio e l’eleganza del Marzemino, un vino rosso pregiato e apprezzato dagli intenditori, hanno fatto sì che venisse già citato nel Don Giovanni, la celebre opera lirica di Mozart.
Oggi, il vitigno si suddivide in due varietà principali, Marzemino Gentile (o Marzemino Comune) e Marzemino Padovano. I grappoli hanno acini piuttosto grossi e di un colore blu intenso, ma la caratteristica più specifica di quest’uva è la presenza di foglie che, nella stagione in cui il frutto raggiunge la sua maturazione, assumono una colorazione simile, quasi violacea.
Tra i vini tipici del veneto, il Marzemino si distingue per la delicatezza e la combinazione di aromi, dai frutti rossi, alle prugne, ai fiori passiti. I vignaioli veneti producono prevalentemente questo vino nella versione frizzante e dolce, dal caratteristico gusto fruttato, morbido e gradevole.
Grazie alla delicatezza, al perfetto grado di acidità e al minimo contenuto di tannini, i migliori abbinamenti tra vino e cibo riguardano soprattutto gli arrosti, le carni alla griglia, la polenta con sugo di funghi e le specialità a base di carne di vitello. Nelle varianti frizzanti, il vino prodotto con l’uva Marzemino si accompagna magnificamente al baccalà, ai pesci d’acqua dolce e di laguna.
Questo piacevole vino rosso veneto, la cui una gradazione alcolica si aggira intorno all’11% – 12%, si serve preferibilmente a una temperatura di 14° C.

Storia del Rosso Conero

 

l Rosso Conero è un vino marchigiano che nasce dai vitigni posti esclusivamente alle pendici del Monte Conero, nella provincia di Ancona, a ridosso del Mar Adriatico. Nelle Marche la coltura della vite ha antichissime tradizioni che risalgono al tempo dell’impero greco e dell’impero romano. Uno dei più famosi estimatori del vino marchigiano era anche Federico Barbarossa.  La leggenda più antica ci racconta che il Monte Conero sia l’ultimo scoglio emerso rimasto dell’antica Adria, una specie di Atlantide ora sprofondata. Si narra che le sue qualità fossero note fin dai tempi di Annibale, il quale riuscì a curare alcuni cavalli malati appartenenti alle sue armate proprio somministrando loro del vino Rosso del Conero.

Del Vino “storico” di questa terra, citazioni se ne trovano anche in Plinio; se ne parla anche all’epoca dei monasteri Benedettini: sui documenti ritrovati i monaci parlano esplicitamente di cure fatte con del nettare ricavato da un particolare sistema in cui venivano utilizzatele uve coltivate sul Monte Conero”. Andrea Bacci, medico di Papa Sisto V, in un libro del 1596 fa un gran parlare dei vini del Conero. Riferimenti poetici più recenti li troviamo dal recanatese Giacomo Leopardi, che in alcuni suoi scritti meno conosciuti parla del vino e dell’ubriachezza e fa riferimento ai vini prodotti sulle pendici del monte Conero.

 

Grazie alla sinergia “Vino ed Opera Lirica”, tramite la vendita di Vini dedicati alle più famose Opere, l’Associazione HBO Opera si impegna a farsi carico di stage, lezioni private e, se necessario, anche di vitto e alloggio, per la formazione di giovani artisti meritevoli in difficoltà economiche.

HBO Opera per gli Artisti

Coltiviamo la passione per il vino, l’arte e l’impegno sociale

HBO Opera è un’Associazione Culturale no profit proiettata alla divulgazione dell’opera lirica e di tutte le espressioni artistiche che dalla Lirica nascono e in essa si fondono. HBO Opera è il risultato della volontà di tornare alle radici della nostra cultura, unendo la passione di chi ha composto le pagine memorabili della lirica e la grinta dei giovani artisti che ardono dal desiderio di diventare i nuovi protagonisti del melodramma. L ‘associazione HBO Opera, oltre a voler promuovere e divulgare nel Mondo l’Opera Lirica, ha tra i propri primari fini quello di aiutare giovani artisti, sia economicamente che logisticamente, creando stage dedicati, realizzando concerti e spettacoli che diano la possibilità a giovani cantanti, direttori, musicisti e registi di debuttare e cimentarsi nel panorama lirico, facendo così crescere gli artisti di domani.

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